Famiglia, tre idee per proteggerla

Famiglia, tre idee per proteggerla

Come mettersi al riparo dalle conseguenze di incidenti o malattie. Le spese? Abbordabili. Soprattutto se paragonate alle conseguenze economiche senza copertura.

Il primo passo è capire a che cosa bisogna dare la precedenza, Poi valutare il valore economico da garantire e la durata.

Pianificare significa, prima di tutto, proteggere. Tutelarsi contro gravi imprevisti che potrebbero compromettere la stabilità economica della famiglia, provocandone, nel peggiore dei casi, il dissesto finanziario. «Prima occorre mettere in sicurezza il presente e poi si può pensare al futuro — osserva Andrea Carbone, partner di Progetica, società indipendente di consulenza in educazione e pianificazione finanziaria, assicurativa e previdenziale —. Se costruisco un piano efficace per integrare i flussi di reddito dopo la pensione, ma dimentico di dotarmi di un adeguato paracadute assicurativo, sto realizzando una pianificazione incompleta».
COSTI E PROTEZIONI
Quali rischi richiedono maggiore attenzione? Come proteggersi e quanto costa? L’Economia del Corriere della Sera ha provato a fare i conti con l’aiuto di Progetica: per ottenere una copertura ampia — rischio di premorienza, non autosufficienza, copertura sul mutuo e responsabilità civile del capofamiglia, (chi percepisce un reddito più alto), — un neo-genitore trentenne con uno stipendio di 1.500 euro deve spendere poco meno di 100 euro al mese. Diventano 160 per un cinquantenne che ne guadagna tremila, sposato e con una figlia adolescente. Sono costi abbordabili, se parametrati alla gravità delle conseguenze economiche che possono derivare da un singolo evento, in mancanza di un’adeguata copertura. Si pensi a una famiglia monoreddito con figli che veda prosciugare improvvisamente l’unica fonte di guadagno, per la premorienza del genitore che lavora. Chi provvederà alle spese per sostenere la crescita della prole, se il costo per mantenere un figlio fino a 18 anni si attesta attorno ai 117 mila euro, per una famiglia con un reddito di 22 mila (e, stima Federconsumatori, sfiora i 290 mila euro per i nuclei con entrate oltre i 70 mila euro)? E cosa può succedere, caso ancora più grave sotto il profilo finanziario, se a fronte di un incidente, il percettore di reddito resta invalido, generando un aumento potenzialmente insostenibile dei costi? Sono molte le famiglie che rinunciano a porsi domande come queste: una recente indagine realizzata per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione rappresentativo della popolazione nazionale mette in evidenza come solo il 21% degli italiani di età compresa tra i 35 e i 44 anni abbia sottoscritto un’assicurazione sulla vita. È il 16,4% nella fascia 45-54 anni. Solo l’11% degli intervistati si è dotato di una RC Capofamiglia.
Se il budget disponibile per le coperture assicurative è inferiore ai 1.000, 1.500 o 2.000 euro l’anno stimati nei tre casi presi in esame, si può cominciare con una singola polizza e poi gradualmente optare per un ombrello assicurativo più ampio.
MAPPARE IL RISCHIO
La prima regola, in ogni caso, è mappare i rischi. A quali coperture occorre dare la precedenza? «Ai rischi con una bassa probabilità, ma un impatto economico potenzialmente molto elevato», spiega Giuseppe Romano, direttore del centro studi della società di consulenza indipendente Consultique. Ogni individuo può avere bisogni differenti, dipendono anche dall’età. Dovendo semplificare, in un’ipotetica scala di priorità, si parte dalla responsabilità civile del capofamiglia, si passa alla polizza temporanea caso morte — che interviene in caso di premorienza erogando la somma pattuita —, poi viene l’assicurazione sul credito, che rimborsa il capitale residuo o garantisce il pagamento delle rate in caso di impossibilità a onorare il debito (per decesso, invalidità permanente, malattia grave o perdita del lavoro). Infine, si può valutare anche una copertura contro il rischio di non autosufficienza, che copra le spese per un’assistenza domiciliare full time su base annua.
Una volta stabilite le priorità, il passaggio successivo è quantificare il valore economico che si intende tutelare e la durata della copertura. «Se l’obiettivo è tutelare i propri figli, si può considerare il momento della loro indipendenza economica: secondo l’Istat mediamente questa condizione si realizza a 35 anni per i maschi e a 32 anni per le femmine», osserva Carbone. Per calcolare l’entità della copertura necessaria, occorre fare bene i conti: «Nel caso della polizza temporanea caso morte, bisogna stimare le uscite future che garantiscano il mantenimento dell’attuale tenore di vita, sottraendo la copertura pubblica, sotto forma di pensione indiretta. Quest’ultima, però – ricorda Romano – dipende dall’anzianità contributiva. Ed è molto bassa quando si è più giovani».

Le scelte di chi è vicino ai 30 anni

Millecentonovanta euro l’anno, ovvero 100 euro al mese, è quanto arriva a spendere un trentenne o una trentenne coniugato o coniugata con un figlio di un anno, che voglia dotarsi di un’ampia protezione assicurativa. A incidere maggiormente è la copertura per la premorienza: il costo stimato da Progetica analizzando i valori medi di mercato è di 530 euro l’anno, nell’ipotesi di una copertura di 290 mila euro per la durata di 34 anni (fino al momento in cui, secondo l’Istat, il neonato raggiungerà la piena indipendenza economica).

MUTUO E INVALIDITÀ

«Il capitale è calcolato in funzione dei nostri algoritmi per l’educazione finanziaria certificata, a sua volta sviluppati su dati Istat, tenendo conto della pensione pubblica e dell’evoluzione dei flussi di spesa della famiglia», precisa Andrea Carbone, partner di Progetica. Di norma, spiega Carbone, per una polizza temporanea caso morte i costi sono relativamente standard, non ci sono differenze significative tra una compagnia e l’altra. «Diverso è il caso dell’invalidità: ogni polizza fa storia a sé, e le quotazioni possono divergere in modo rilevante, tra un intermediario e l’altro, in base alle clausole presenti nel contratto», spiega Giuseppe Romano, di Consultique. In tutti i casi, il prezzo è più alto se l’assicurato è fumatore.

Per la Rc capofamiglia, ipotizzando un buon massimale (2,5 milioni di euro), si pagano 120 euro l’anno. Se aggiungiamo una polizza sul mutuo, che intervenga nei 25 anni di vita residua del finanziamento per estinguere il debito o pagare l’intero esborso delle rate mensili, si devono mettere in conto altri 100 euro al mese. Il budget per una copertura «long term care», che garantisca assistenza domiciliare full time — si parte da un fabbisogno medio di 18 mila euro l’anno, calcola Carbone—vale altri 440 euro. «Questo tipo dì polizza garantisce una rendita mensile vita natural durante nel malaugurato caso ci sì dovesse trovare in una condizione di non autosufficienza. Ha una sua logica —premette Romano— ma presenta una criticità: visto che parliamo di un orizzonte di 30-40 anni, è difficile valutare quale sarà il potere d’acquisto di 1.500 euro al mese, per ipotesi, tra tre o quattro decenni».

Le scelte di chi è vicino ai 40 anni

Come tutelare i figli sino all’indipendenza per chi ha 40 anni ed è coniugato, o coniugata, con una figlia di 6 anni, il prezzo di una copertura completa contro i quattro rischi presi in esame—premorienza, mutuo, non autosufficienza e responsabilità civile del capofamiglia— sale a 1.560 euro l’anno, ovvero 130 euro al mese. «Il confronto tra le tre simulazioni mostra come, con il passare del tempo, il valore di alcune coperture tenda a diminuire, per esempio quelle per proteggersi dal rischio di premorienza o dall’impossibilità di estinguere il mutuo», spiega Andrea Carbone, partner di Progetica. II motivo è semplice: se I’obiettivo è tutelare un figlio fino al momento della totale indipendenza economica, più questo si avvicina all’età adulta, minore sarà l’estensione temporale della copertura. Analogamente, la durata residua del mutuo si accorcia progressivamente e anche il capitale da rimborsare si riduce, diminuendo l’onere dell’ombrello assicurativo. «Altri bisogni restano sostanzialmente costanti: la non autosufficienza e Ia responsabilità civile del capofamiglia, per esempio — precisa Carbone —. I costi invece salgono, ovviamente, al crescere dell’età, di pari passo con l’aumento della probabilità che si verifichi un evento». Nonostante la copertura necessaria sia inferiore di 100 mila euro rispetto al caso del 30enne — la durata del contratto si riduce da 34 a 26 anni —, il costo annuo per non autosufficienza e responsabilità civile sale, passando da 530 a 690 euro l’anno.

CALCOLI

Un ragionamento analogo vale per la polizza di assicurazione sul mutuo: nonostante il debito e la durata residua del finanziamento scendano, il prezzo annuo della polizza è più alto del 50% rispetto al precedente esempio. Anche l’assicurazione per la non autosufficienza costa di più, benché la copertura necessaria rimanga costante (il fabbisogno medio di assistenza domiciliare annuo, per esempio tramite l’assistenza di una badante, è stimato in a 18 mila euro). Il motivo? L’età avanza e ciò si traduce in un aumento benché marginale della probabilità di andare incontro a una scomparsa prematura: a 30 anni il rischio di premorienza nel decennio successivo, calcola Carbone, è di 5 su mille. Sale a 8 su mille per un quarantenne e raddoppia per un cinquantenne.

Le scelte di chi è vicino ai 6o anni

Con 160 euro al mese un 60enne o una 60enne coniugati che guadagnano 3.000 euro netti al mese e possono contare anche sul reddito dell’altro coniuge, possono proteggersi per i quattro rischi: la premorienza, la copertura sul debito residuo — se il mutuo casa è ancora in essere — la non autosufficienza (il costo di un’eventuale badante) e Ia responsabilità civile del capofamiglia, che interviene per coprire i danni recati a terzi, ad esempio dai minori a carico o dal proprio animale domestico. Complessivamente la copertura vale 218 mila euro, più i 2,5 milioni di massimale sulla polizza Rc capofamiglia.

STRATEGIE

Per un nucleo con un buon reddito, l’esborso mensile per le quattro polizze è più che sostenibile. Soprattutto se messo a confronto con la strada alternativa battuta da molti risparmiatori: tenere una buona dote di liquidità sul conto come cuscinetto di sicurezza per far fronte a eventuali imprevisti. Una scelta che trova riscontro anche nei dati di Banca d’Italia sulla ricchezza finanziaria delle famiglie italiane: 1.400 miliardi di euro, un terzo degli asset totali, sono parcheggiati sul conto sotto forma di cash o depositi. Si tratta di una strategia sbagliata, che porta a una costante perdita di valore, dovuta alla lenta ma inesorabile erosione del potere d’acquisto prodotta dall’inflazione. Optando per una adeguata copertura assicurativa, invece, si possono liberare risorse da destinare — in modo assai più efficiente —a un portafoglio d’investimento o alla costruzione di un piano per irrobustire i flussi di reddito dopo la pensione, attraverso una forma di previdenza integrativa. D’altra parte, se la famiglia può contare su un volume di risparmi rilevante, la copertura assicurativa non è comunque superflua: garantisce che anche in caso di un grave evento, il patrimonio non venga intaccato, e possa essere almeno in parte trasferito alle nuove generazioni. Parlando di costi, vale la pena ricordare un aspetto: «Spesso esiste un margine di trattativa con l’assicuratore — osserva Giuseppe Romano, della società di consulenza indipendente Consultique —. E se si vuole risparmiare, i canali di vendita online possono essere più competitivi» [anche se non hanno la stessa affidabilità né la sicurezza al momento del sinistro].

AUTORE: Pieremilio Gadda

FONTE: L’ECONOMIA de IL CORRIERE DELLA SERA – ASSINEWS https://www.assinews.it/11/2019/famiglia-tre-idee-proteggerla/660069205/



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